5 anni fa

Torino da gustare

Per una breve storia dell’aperitivo

Antonio Benedetto Càrpano è probabilmente un nome che ai più dice poco o nulla. Eppure anche il visitatore più distratto che varca la soglia della sede torinese di Eataly non potrà non notare lo spazio museale dedicato a questo “buon lettore delle ultime novità in materia agronomica e appassionato cultore a suo modo di scienze naturali”, così come lo definisce il Dizionario Biografico degli Italiani, ed alla plurisecolare avventura imprenditoriale che si protrae sino ai giorni nostri.

Discendente di una famiglia borghese di Vercelli, si dedicò a partire dal 1780 alla messa a punto del vermut, un vino liquoroso a base di moscato piemontese aromatizzato con l’infusione alcolica di diverse erbe, tra cui l’assenzio maggiore. Proprio dal termine tedesco Wermuth, che definisce questa pianta officinale, deriva il nome del liquore realizzato da Càrpano. Il successo fu clamoroso. Nel 1786 Vittorio Amedeo III di Savoia concesse all’ideatore una patente per la fabbricazione, permettendo l’avvio della commercializzazione nella bottega sita in Piazza Castello, di fronte a Palazzo Reale. Nasceva l’aperitivo e il rito ad esso connesso come noi tuttora lo intendiamo.

Il negozio Càrpano ha chiuso i battenti nel 1913, non prima di essere divenuto punto di riferimento del jet set cittadino. Tra i clienti più affezionati: Cavour, D’Azeglio, Verdi. Non solo. Un targa posta all’angolo con Via Viotti ricorda la pionieristica attività di distillazione, che costituì uno sprone per la nascita di numerosi vermuttieri. Fra gli altri Martini&Rossi, Cinzano, Gancia, Riccadonna.

Per chi volesse concedersi un tuffo gourmet nel passato, Piazza Castello rappresenta ancora oggi una meta imperdibile. Uno per tutti: al civico 31 tappa d’obbligo al Caffè Mulassano, entro le cui mura fu inventato nel 1926 il tramezzino, così ribattezzato dal Vate D’Annunzio in persona, altrimenti noto come “sandwich all’italiana”. Si tratta di una versione nostrana del toast d’Oltreoceano, che fu parimenti proposto per la prima volta nel Belpaese dai proprietari dello storico locale, emigranti di rientro dagli Stati Uniti. L’attuale proposta comprende una trentina di varianti. I più richiesti sono il tramezzino all’aragosta, quello al tartufo e con la bagna cauda. E se siete indecisi su chi deve pagare il conto e non volete a ricorrere al gioco del tovagliolo stile Laureati,  potete ricorrere all’orologio “pazzo” coi numeri messi alla rinfusa comandato da un meccanismo segreto per stabilire colui il quale sarà il fortunato.

I palati più golosi potranno invece trovare giusta soddisfazione nell’adiacente Piazza Carignano, a due passi dal Museo Egizio, nella quale ininterrottamente dalla fine del XIX secolo si consuma la storia di successo di un altro emigrante di successo: Domenico Pepino. Giunto a Torino nel 1884. In pochi anni fu in grado di aprire una “Vera Gelateria Artigiana”, che rivoluzionò la pasticceria fredda del capoluogo sabaudo. Anno di svolta fu il 1939 quando venne brevettato il Pinguino, primo gelato ricoperto su stecco al mondo. Alla Gelateria Pepino se ne possono gustare oggi sette tipologie diverse.

Nel nostro/vostro viaggio nella tradizione, non può mancare un assaggio della bevanda torinese per antonomasia: il bicerin. Una miscela calda di caffè, latte e cioccolato, antenato del cappuccino. Da oltre 250 anni viene quotidianamente servito nell’omonimo Caffè in Piazza della Consolata. La vicinanza con il Santuario è secondo alcuni uno dei principali motivi della popolarità del bicerin. Era infatti il sostegno ideale per coloro che, avendo digiunato per prepararsi alla Comunione, cercavano un sostentamento energetico appena usciti dalla chiesa. Ugualmente era molto ambita in tempo di digiuno quaresimale, poiché la cioccolata calda non era considerata “cibo” e poteva quindi essere consumata anche dai più fedeli. 

Passeggiata ipercalorica? Perché non concedersi allora una gita fuori porta al Museo Branca di Milano, ospitato nel complesso industriale della Fratelli Branca Distillerie, che propone ancora nel proprio portfolio il Càrpano Antica formula, il vermut Italiano per eccellenza, e il Punt e Mes, reso agrodolce per l’utilizzo della china e dell’assenzio: un punto di dolce e mezzo punto di amaro.

 

 

Scritto da Vittorio Cavani

Archeologo preistorico, digitale primitivo, manovale della cultura. CCO di Artplace perchè amante delle sfide impegnative e per una certa malcelata empatia per Sisifo.