12 mesi fa

Siena, alla Scoperta del Terzo di Città

COR MAGIS TIBI SENA PANDIT, che tradotta suona così: “Siena ti apre un cuore che è più grande di questa porta”. Nessuna città sa dare al visitatore un benvenuto così poetico che campeggia sull’arcone di Porta Camollia, parole che invogliano a varcare quella soglia. In questo scorcio d’estate varcheremo questa soglia e scopriremo la porzione più antica della città.

E partiamo proprio dal “cor” della città, Piazza del Campo dominata dal Palazzo Pubblico, incredibilmente bella nella sua originale forma di conchiglia, al cui interno trova posto la scenografica Fonte Gaia. Questa in realtà è una copia realizzata dal senese Tito Sarrocchi (1858-1869), i resti dell’originale di Jacopo della Quercia (1409-1419) sono oggi conservati all’interno del Complesso Museale del Santa Maria della Scala. Svetta sulla Piazza la Torre del Mangia che, come una meridiana, getta la sua ombra e scandisce le ore dei senesi. La Torre si chiama del Mangia per un fatto curioso: Giovani di Duccio detto il Mangiaguadagni, o più semplicemente il Mangia, era il maestro orologiaio al quale, nel 1347, venne dato l’incarico di battere le ore dall’alto della torre.

Prima di abbandonare la Piazza, potete fare una sosta da Liberamente Osteria, certamente il miglior posto per un light lunch o aperitivo direttamente in una delle location più famose di Siena; la gentilezza del personale, soprattutto del titolare Pino, vi accoglierà ai tavoli godendo di un panorama unico e delle prelibatezze dei suoi aperitivi e stuzzichini. Se invece avete il desiderio di vivere la più verace tra le antiche osterie senesi, vi consiglio Osteria Il Grattacielo, piccolo locale in Via Pontani dai solai alti poco più di due metri (da cui il nome). Qui potete degustare gli antipasti a base di salumi e affettati locali, formaggi e sott’oli, acciughe in salsa verde fatte in casa, pasta fredda ben condita, fagioli con tonno e cipolla, salsiccia e fagioli e fagioli all’uccelletto….tutto accompagnato da dell’ottimo vino toscano, del buon pane o dei ciaccini, con un finale di cantucci e vinsanto. Insomma una full immersion nella Siena popolare che quasi non c’è più.

Seguendo l’andamento del tracciato viario di via di Città, con il prospetto concavo, è il castello in città dei conti Chigi Saracini: ha la torre, merli e trifore e interni da fiaba. Palazzo Chigi Saracini meraviglia il visitatore col suo misto di Medioevo e di tardo Rinascimento, nella loggia decorata a grottesche. Salendo al piano nobile si entra nel vivo di una residenza-museo abitata fino al 1965, scrigno di memorie storiche, di arredi signorili di tesori d’arte, abitazione del conte Guido Chigi Saracini che tra quelle mura fonda nel 1932 quell’ambitissima fucina di virtuosi delle sette note che sono i corsi d’eccellenza dell’Accademia Musicale Chigiana.

Proseguendo per la via di Città arriviamo all’incrocio dei Quattro Cantoni, qui in Via San Pietro fa mostra la splendida Antica Farmacia dei Quattro Cantoni, di gusto neoclassico, opera di Agostino Fantastici che scopre tutta la sua raffinata cultura e genialità con la fusione di splendide forme, ricchi decori e simbologie esoteriche. Sulla stessa via troviamo la Pinacoteca Nazionale di Siena, una delle più importanti collezioni in Italia per la ricchezza e il valore delle opere che documentano l’evoluzione della pittura senese dal XII al XVIII secolo.

Vi viene voglia di un gelato? Siete nel posto giusto! In via San Pietro 10 c’è la Gelateria La Vecchia Latteria, che reputo la migliore di Siena per il gelato artigianale, sia per la qualità delle materie prime sia per le porzioni adeguate (cosa rara in città!). Sarete colpiti dal laboratorio a vista, separato soltanto da un grande vetro trasparente. I gusti sono pochi e semplici, ma davvero di qualità eccellente, il fior di panna sembra davvero panna montata!
Sul lato opposto del crocevia, in via del Capitano, si svela il Duomo, definito da John Ruskin “la chiesa più straordinaria che avesse mai veduto in Italia”. Qui i capolavori si sprecano, dal Pulpito di Nicola Pisano (1265-1268) agli affreschi di Pinturicchio e Raffaello nella Libreria Piccolomini. L’ingresso al Duomo merita per la visione della straordinaria tessitura marmorea del pavimento, che viene scoperto dal 18 agosto al 16 ottobre, la cui esecuzione risale agli anni Settanta del XIV secolo, continuando fino al Cinquecento inoltrato: più di cinquanta commessi marmorei istoriati rappresentanti simboli araldici, scene allegoriche ed episodi biblici eseguiti dal Pinturicchio, Francesco di Giorgio, Matteo di Giovanni, Antonio Federighi, Domenico Beccafumi, solo per citarne alcuni.

Dalla Piazza Duomo non si può non entrare nel Complesso Museale del Santa Maria della Scala, l’antico edificio destinato a ospitare e assistere pellegrini, poveri e orfani, con spazi di accoglienza e assistenza e corsie ospedaliere come il celebre Pellegrinaio affrescato da Lorenzo di Pietro, Domenico di Bartolo e Priamo della Quercia. E fino al gennaio 2017, proprio nella sala attigua, potrete ammirare “Ambrogio Lorenzetti. Dentro il restauro”, il cantiere di restauro aperto degli affreschi staccati della cappella di San Galgano a Montesiepi e il polittico della chiesa di San Pietro in Castelvecchio a Siena: operazione culturale questa che raggiungerà il culmine con la mostra dedicata al Lorenzetti programmata nel 2017. Ma non solo, al Santa Maria della Scala avrete tempo fino al 2 ottobre 2016 di ammirare la mostra del pittore napoletano Francesco Clemente, “Fiori d’inverno a New York”, esponente del gruppo della Transavanguardia italiana, movimento di ritorno alla figurazione promosso da Achille Bonito Oliva. La selezione delle opere inedite intende essere un omaggio alla città che già lo ha visto realizzare nel 2012 il drappellone per il Palio del 16 agosto. Con le sue opere inedite il visitatore si lascerà trasportare dai colori tenui e delicati dei fiori, da tavolozze cromatiche leggere e soavi; presente anche il ciclo Albero della vita, apice della sua produzione più recente: ciclo legato al tema della vita, con suggestioni al mondo di Matisse, sono evidenti gli interessi per le tradizioni contemplative dell’India, paese nel quale l’artista ha vissuto fin dai primi anni Settanta e dove continua a soggiornare per molti mesi l’anno.

Il cammino di scoperta del Santa Maria della Scala vi porterà alla “Corticella” dalla quale partono i cosiddetti “cunicoli” dove, lungo suggestivi spazi scavati nell’arenaria e costruiti a mattoni, sono allestiti il Museo Archeologico Nazionale e la sezione “Siena. Racconto della città dalle origini al Medioevo”.
La scultura trionfa anche nel Battistero di San Giovanni, al cui centro svetta il fonte battesimale, “antologia” dei maggiori scultori del Rinascimenti con le Storie di Giovanni Battista realizzati da Jacopo della Quercia, Turino di Sano, Giovanni di Turino, Lorenzo Ghiberti, Donatello.

Non si può saltare la tappa del Museo dell’Opera Metropolitana del Duomo che conserva al piano terreno la Galleria delle sculture di Giovanni Pisano e bottega, create per la facciata, che proiettano scenograficamente lo sguardo verso la grande vetrata di Duccio di Buoninsegna, in origine posta a illuminare l’abside del Duomo. Salendo le scale di può ammirare il capolavoro assoluto di Duccio, la Maestà. Da qui si può accedere alla sommità del Facciatone del Duomo Nuovo, consigliato nelle ore prossime al tramonto per godere della dolce carezza del sole sui tetti di Siena, luogo romantico che rimane nel “cor” di ogni visitatore.

Scritto da Luca Mansueto

31 anni, storico dell’arte, cuoco per diletto, da anni volontario FAI spinto dalla passione civile e dal desiderio di mettere a disposizione il mio tempo libero e la mia formazione per la valorizzazione e divulgazione della “bellezza” del nostro paese! Un motto per descrivermi: “Si è fatta l’arte per dominare, per piangere, per pregare. Noi la stiamo facendo per vivere” (Brancusi